Non riconosco
pullulano individui incongrui in ridondanti paste provinciali
balbettare full time in distribuzione di suoni vuoti simili a sentenze
designate ormai le vittime annunciate e già giustiziate
il linguaggio abdica va in vacanza
sfregi sonori disposti variamente lungo pareti di specchi tremolanti
scorci con effetto straniante in torsione infinita
di una agonia morale basta
una capriola di troppo e si cade nel dedalo perverso nel minuetto
sfolgorante di ombre nere
non ci dovrebbe esser più un fondo né un fondo
senza fondo
cerco la linea che mi riporti in superficie
la vedo distinguo un filo
ma nessun elemento va da solo la presa
non è alla mia portata
occorrono svariate densità confuse per tono in creazione di sinfonici passi verso fuori
la memoria è parziale e si fa evocativa nostalgia attrazione dell’arcaico piacere della piazza
del molteplice senza disordine
ed essere il proprio tempo fare i conti con le fratture quasi come una disfatta che può passare
Da qualche parte nell’etere, 24 agosto 2018

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