La macchina davanti a me investe un gatto, corre via e lascia il micio che salta in mezzo alla strada come un pesce sul bagnasciuga.

Via dell’Amba Aradam a Roma la sera è piena, trafficata, in macchina i bambini dormono nei seggiolini e io e Domitilla stiamo parlando.

Freno, una macchina dietro di me frena e mi scarta, mi supera e butta un occhio sull’asfalto. I fari puntano il gatto che salta e sbatte a terra, un riflesso dei muscoli, paura, arrivo della morte, non lo so.

Nessuno si ferma, qualcuno suona il clacson, qualcuno va avanti e guarda perché guardare è meglio di vivere.

Io che ho fermato la macchina scendo in mezzo alla strada. Se muore il gatto, che non è una persona ma è una vita e alla fine una vita è sempre una vita, io non vorrei morisse così in mezzo alla via o schiacciato da un’altra macchina e poi da un’altra ancora.

I clacson aumentano, via dell’Amba Aradam rallenta e si gonfia della rabbia dei romani che rincasano, spesso soli anche quando le macchine sono piene.

Sposta quella cazzo di macchina. Dice uno con il braccio fuori dal finestrino.

Lo guardo, mi supera, cammino e mi avvicino al gatto che è sull’asfalto e si muove in maniera meccanica, le zampe si ritraggono e il corpo sembra quello di un pupazzo rotto.

Le macchine dove possono rallentano, sbirciano e poi ripartono e sfrecciano a decine.

Indosso una maglietta con sopra una camicia a scacchi, guardo la mia macchina che mi punta i fari, socchiudo gli occhi e intravedo Domitilla che piange. Vorrei chiederle che faccio, che cazzo faccio? Ma a me una donna che piange urta e ci sto lavorando su questo ma mi urta. Mi avvicino al gatto e mi levo la camicia.

Lo arrotolo all’interno, con attenzione, cercando di fermare le convulsioni e il gatto si ferma, è un istante in cui è come se capisse che si può morire senza paura, che è arrivata l’ora e non serve alcuna crisi se c’è qualcuno con te, anche uno sconosciuto. Almeno è la mia lettura e lo avvolgo nella camicia per bene e mi alzo.

Torno verso la macchina, la gente passa e guarda, il gatto è caldo e gli occhi sono aperti e lo adagio dentro una grossa busta di Ikea permettendogli di respirare, inizia a esserci sangue ovunque e io fatico a guardarlo.

Risalgo al posto di guida, un uomo attraversa dal marciapiede, si avvicina.

Sei forte, non l’ha fatto nessun altro. Dice.

Una macchina intanto si è accostata dietro di noi, non l’avevo notata, una coppia abbassa il finestrino. Lui scende.

È un gesto non da poco, davvero. Dice.

Mi stringe la mano e risale in macchina.

Sfreccia un’altra macchina, clacson poi bestemmia poi grida di levarmi dal cazzo.

Io non capisco né chi bestemmia e tira dritto né chi mi fa i complimenti.

In macchina guido verso la clinica veterinaria dove porto di solito i miei due gatti, lei piange e lei che di solito ha il sangue freddo ora sembra tutta liquida come le lacrime che le piovono sul volto. Mi aggiusto la maglietta, la guardo e guardo dritto la strada.

So di me che un certo grado di debolezza negli altri lo odio con tutto me stesso perché penso di dover fare qualcosa per quella tristezza, ma mica si può sempre controllare la tristezza del mondo per sentirsi in pace. È comunque una forma manipolatoria.

Dal veterinario intervengono subito, il gatto muore pochi minuti dopo e io dico ok pago tutto quello che serve. Loro mi dicono no, non serve, ci pensiamo noi abbiamo dei fondi per questo e voi siete stati coraggiosi e la mia ragazza piange, così mi giro e mi strofino gli occhi che mi bruciano per le lacrime ferme intorno all’iride.

Da qui

7 risposte

  1. Avatar Le perle di R.

    L’indifferenza è incommentabile

  2. Avatar tramedipensieri

    Io non mi capacito di vivere in un mondo così freddo ed egoista.

    Grazie

  3. Avatar Roberto Ongaro

    I giusti reggono la terra, la offrono a chi vuole la vita, la pietà. Grazie.

    1. Avatar Daniele

      Grazie a te🙏

  4. Avatar gialloesse

    silenzio: soltanto

  5. Avatar Titti

    Hai compiuto un gesto umano, non ti sei girato dall’altra parte.

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