El Almendral

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Altai

I  Wu Ming ci raccontano questa volta, in un affresco storico ricco e movimentato, gli accadimenti intercorsi  tra l’incendio dell’Arsenale di Venezia (1569) e la famosa battaglia di Lepanto (1571), che segnò l’iniziale tramonto dell’Impero Ottomano ad opera delle forze alleate cristiane.

Il protagonista è un personaggio che cambia nome e identità per ragioni di sopravvivenza ma anche di scelta: Emanuele De Zante, ebreo figlio di un ricco gentile veneziano, e agente segreto della Serenissima, è costretto a fuggire dalla sua città e rifugiarsi a Costantinopoli, dove riprende il suo nome d’infanzia: Manuel Cardoso. Lì è accolto dall’arcinemico di Venezia, l’ebreo Giuseppe Nasi, al quale finirà per dare supporto nel tentativo di costruzione di un regno per gli ebrei transfughi nel mondo.

Le vicende coprono tutta l’area del Mediterraneo, partendo dalla Serenissima Repubblica di Venezia fino a Costantinopoli, per continuare nell’assedio di Famagosta e terminare nella battaglia navale finale: una vicenda complessa, dove si fronteggiano cristiani, giudei, turchi, rinnegati e non rinnegati, una vicenda in cui la fanno da protagonista i servizi di spionaggio.

Definire questo un “romanzo storico” ne riduce il significato, non solo perché la Storia è sempre comunque l’ordito delle “storie”, quelle di cui abbiamo bisogno per capire il nostro senso nel mondo e in parte esperirlo, ma perché la materia si fonde in un affresco unico in cui il comune denominatore di passato e presente è il Potere e il suo esercizio. E i grandi poteri sono immutati: politico, religioso, finanziario. Possono nei secoli ripartirsi diversamente le proporzioni di questi equilibri, ma restano i cardini su cui ruotano le larghe sorti della civiltà.

Ma questo non è mai “il” tema dei romanzi dei Wu Ming, semmai il suo ordito. La vera narrazione è contro-epica: la storia di quelli che hanno perso, di quelli che non la fanno, dei piccoli, degli sfollati, dei bambini orfani, delle donne violentate, della carne da cannone.

Per i curiosi, Altai è il nome di una razza di falchi di origine asiatica, che cacciano prede ricevendo in cambio dai loro padroni falconieri brandelli abbondanti di carne : un “ do ut des” che, a ben leggere, trova riscontro nelle vicende del romanzo.

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