Tre maestri: #1 Pierpaolo Pasolini

Cos’è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità. Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto, intorno si presenta come “normale”, privo della eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica. […]

Cos’è che rende scontento il poeta? Un’infinità di problemi che esistono e nessuno è capace di risolvere: e senza la cui risoluzione la pace, la pace vera, la pace del poeta, è irrealizzabile. Per esempio: il colonialismo. Questa anacronistica violenza di una nazione su un’altra nazione, col suo strascico di martiri, di morti. O: la fame, per milioni e milioni di sottoproletari. O: il razzismo. Il razzismo come cancro morale dell’uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite forme. E’ l’odio che nasce dal conformismo, dal culto della istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. E’ l’odio per tutto ciò che e’ diverso, per tutto ciò che non rientra nella norma, e che quindi turba l’ordine borghese. Guai a chi è diverso! questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. […]

La cultura occupa terreni nuovi: una nuova ventata di energia creatrice nelle lettere, nel cinema, nella pittura. Un enorme servizio ai grandi detentori del capitale. Il poeta servile si annulla, vanificando i problemi e riducendo tutto a forma. Il mondo potente del capitale ha, come spavalda bandiera, un quadro astratto. […]

Così, mentre da una parte la cultura ad alto livello si fa più raffinata e per pochi, questi “pochi” divengono, fittiziamente, tanti: diventano “massa”. E’ il trionfo del “digest” e del “rotocalco” e, soprattutto della televisione. Il mondo travisato da questi mezzi di diffusione, di cultura, di propaganda, si fa sempre più irreale: la produzione in serie, anche delle idee, lo rende mostruoso. Il mondo del rotocalco, del lancio su base mondiale anche dei prodotti umani, è un mondo che uccide. […]

Sembra non esservi soluzione da questa impasse, in cui si agita il mondo della pace e del benessere. Forse solo una svolta imprevista, inimmaginabile… una soluzione che nessun profeta può intuire… una di quelle sorprese che ha la vita quando vuole continuare… forse… Forse il sorriso degli astronauti: quello forse, è il sorriso della vera speranza, della vera pace. Interrotte, o chiuse, o sanguinanti le vie della terra, ecco che si apre, timidamente, la via del cosmo.»

Pierpaolo PasoliniLa rabbia

2 risposte a “Tre maestri: #1 Pierpaolo Pasolini”

  1. Ho conosciuto Pasolini. Ero appena diciottenne e un giorno spuntò a casa mia un amico che era in servizio di leva a Roma. Era con un’altro: un suo amico romano mi disse. Fui sorpreso perchè vidi subito che non era un nostro coetaneo, ma più lo guardavo e più mi sembrava di averlo già conosciuto da qualche parte. Dopo qualche decina di minuti di chiacchere uscimmo a cercare Italo, un nostro importante amico. Più tardi mi resi conto di chi era perchè la sua immage era sul retro di copertina di un libro di mio padre che cercavo di leggere da qualche giorno ( Ragazzi di vita ). Ma la cosa che mi colpì di più e che ricordai per tanto tempo ancora fu la bellissima impermeabile che indossava: era di un tessuto molto insolito, mai visto e di un bellissimo colore avorio chiaro.

    1. Grazie di aver condiviso questo ricordo…

      A presto

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