Sembravafacile

I passi di un pettirosso nella neve scavano orme acute e sottili, uno zampettio invernale, freddoloso e frettoloso.

Allo stesso modo io mi introduco pian piano in una stanza piena di foto vecchie e recenti, di volti ora pallidi come l’ovatta e ora ambrati appena dal sole, e per la prima volta mi chiedo perché non vi fossi mai entrata prima di allora. Anzi, mi domando per quale motivo non mi fossi mai resa conto dell’esistenza di quell’angolo di mondo. Lascio socchiusa la porta dietro di me, come se volessi lasciar entrare uno spiraglio d’aria e di luce, nonostante la buona illuminazione e la fresca ventilazione del posto. Timida mi avvicino a fotografie appese a fili tramite delle mollette bianche e ne prendo una alzandomi in punta di piedi. Guardo la foto, furtiva come un ladro e curiosa come un bambino. Sorrido malinconica, custodendo gelosamente quell’immagine nella mia mente, senza potervi dire cosa vi fosse raffigurato. Accenno a riporla nuovamente dove l’avevo presa ma il piccolo ricordo mi scivola come acqua tra le dita. Mi volto verso le altre foto, quelle appese, quelle sui muri, quelle nei portafoto sulle scrivanie, quelle negli scatoloni impolverati ancora da sistemare, e tutto sparisce come dopo una folata di vento, torna tutto bianco e sterile. Le pareti ricordano ora la neve prima che il passerotto vi passasse sopra, delicato e premuroso, quasi a non volerle far male.

Sembrava facile tenere tutto sotto l’ala protettiva di un febbraio particolarmente clemente. 

 

n. m.

come quando fuori pioveva e tu mi domandavi se per caso avevo ancora quella foto in cui tu sorridevi e non guardavi

Da qualche parte nell’etere, 9 febbraio 2016

3 risposte a “Sembravafacile”

  1. Sono passati dieci anni ma il pezzo rimane immutato nella sua bellezza.

    1. Si condivido ORso, ormai la nostra bulimia di storie ci fa perdere il gusto di lasciarle sedimentare

      1. Vero.

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