C’era un vecchio “che pescava da solo su una barca a vela”, e “tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare”.
Il vecchio apparteneva al mare, “pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna.”.
Ormai erano ottantaquattro giorni che il vecchio non riusciva nella pesca, seppur lui fosse nato per pescare.
“Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo di nome Manolin, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo aveva ubbidito andando in un’altra barca dove prese tre bei pesci nella prima settimana.”.
E così, il vecchio prese il mare da solo.
Lui e il mare, come le stelle e la notte, come il vento e la terra, come la presenza e l’amore.
Si allontanò dalla costa, quando, poco dopo abboccò all’amo un marlin “con delle strisce color viola che lo cingevano; e accanto a lui, nuotavano due remore grigie, che non si allontanavano mai”; ed è così che iniziò una valorosa, intrepida e amareggiante lotta contro la natura e contro il vecchio stesso.
Grazie a “Il Vecchio e il Mare”, pubblicato per la prima volta sulla rivista Life nel 1952, Ernest Hemingway ricevette il premio Pulitzer (premio statunitense, considerato come la più prestigiosa onorificenza nazionale per il giornalismo, successi letterali e composizioni musicali) nell’anno 1953 e il premio Nobel nel 1954.
Con lingua originale l’inglese e con tipologia di testo il romanzo breve, Hemingway ha scritto di coraggio, del rapporto uomo-natura e del panismo, cioè la fusione dell’uomo con la natura stessa.
Il linguaggio, semplice e dettagliato, mostra come lo scrittore conosca bene la pesca e come ci sappia fare con la penna.
Penna che in questo libro è stata lenza di una storia di cui facilmente si può dimenticare.
Almeno così è stato per me.
Da qualche parte nell’etere, 25 agosto 2015