Non gli era mai andata troppo a genio l’idea di rimanere per sempre un essere umano. Non gli piacevano tutti quegli obblighi inutili, dover lavorare su tutti, ma in generale tutte le responsabilità di una vita socialmente accettabile lo annoiavano terribilmente e non ne riusciva a capire l’utilità.
Il vecchio del paese, stanco di sentirlo lamentarsi da mattino a sera, decise di aiutarlo regalandogli tutti i giorni una trasformazione diversa fino a quando non avesse trovato una forma che lo soddisfacesse, e in quella lo avrebbe lasciato.
Il giorno dopo D. si vegliò serpente. Impiegò una buona mezzora a imparare a strisciare per bene e lo trovò divertente, poi, affamato, divorò un povero topo in un sol boccone; la cosa non gli piacque per niente e neanche gli piaceva di dover aspettare un mese per digerire quel pasto infelice. Allora si raddormentò sperando in una metamorfosi migliore.
All’alba si ritrovò airone. Elegante, fiero, finalmente un’esistenza degna di essere vissuta, un’esistenza libera e alata! Subito prese a volteggiare felice per il cielo, e così fece per molte ore, volando e mangiando, fino a quando un suo simile gli disse che bisognava emigrare e che non doveva perdere tempo. Questa novità lo lasciò perplesso: lui non voleva andare proprio da nessuna parte, e scoprì che anche essere un airone lo avrebbe costretto a fare cose che non gli piacevano.
Con le altre trasformazioni non andò molto meglio: divenne quercia, e poi bruco, pesce, persino giaguaro, ma sempre qualcosa lo disturbava.
Tornò uomo, questa volta per rimanervi per sempre. Smise di lamentarsi degli obblighi della vita, trovò una buona occupazione e divenne padre, ma gli rimase per sempre il dubbio che il vecchio lo avesse trasformato un’ultima volta senza dirgli nulla.
Da qualche parte nell’etere, 1 aprile 2018