Il rovescio di un giardino

Quando il problema della felicità soppianta quello della conoscenza, la filosofia abbandona il suo campo specifico per dedicarsi a un’attività sospetta: si interessa all’uomo… Domande che prima non si sarebbe neanche degnata di porsi, ora la tengono occupata, e si ingegna a risolverle con l’aria più seria del mondo. “Come non soffrire”? è tra le prime a esigere la sua attenzione. Entrata in una fase di stanchezza, sempre più estranea all’inquietudine impersonale, all’avidità di conoscenza, la filosofia diserta la speculazione, e alle verità che sconcertano oppone quelle che consolano.

E’ questo genere di verità che una Grecia malconcia e asservita, a caccia di una formula di quiete e di un rimedio all’ansia, si aspettava da Epicuro. Egli fu per il suo tempo quello che lo psicanalista è per i nostro: a suo modo non denunciava anche lui “il disagio della civiltà?” (In tutte le epoche confuse e raffinate, un Freud tenta di alleggerire le anime). Più che con Socrate, è con Epicuro che la filosofia scivolò verso la terapeutica. Guarire e soprattutto guarirsi, questa era la sua ambizione.

Emil CioranLa tentazione di esistere

Una risposta a “Il rovescio di un giardino”

  1. Da non addetta ai lavori: È curioso pensare che già allora ci fosse chi cercava un rimedio all’ansia, come se la filosofia fosse una medicina dell’anima. Molto interessante. Grazie del passaggio. Frida.

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