Tecno-dipendenza. La nuova frontiera dell’accidia

Tecnologicamente avanzati. Questo si può dire di tutti noi, delle nostre vite in ogni aspetto quotidiano, dalla televisione, ai programmi automatici della lavatrice. Parlando in termini pratici, in termini di produttività, di risultati ottenuti, creiamo e produciamo molto di più rispetto anche solo ai nostri genitori. A scuola, al lavoro, semplicemente con una tastiera in mano si fanno ricerche dettagliatissime, si muovono capitali, si creano opportunità, si cresce economicamente e socialmente a livelli esponenziali. Parimenti, però, oltre a crescere la nostra produttività cresce anche il nostro disagio, la vita sedentaria, la paura, l’insicurezza e pure la pancia.

Il termine accidia o pigrizia che dir si voglia, in greco classico indicava la negligenza, lo scoraggiamento o la mancanza di interesse nei confronti del futuro e delle propria vita, la mancanza di cura ed interesse per una cosa. Se guardiamo con attenzione a tutto quello che ci circonda ci rendiamo conto che la tecnologia moderna serve quasi esclusivamente a dotarci di mezzi titanici per affrontare compiti a volte banali, o normalissimi, per i quali siamo abbondantemente dotati di capacità nostre. Il semplice relazionarsi con altre persone, il cercare l’amore, il farsi accettare dagli altri passa sempre di più attraverso filtri tecnologici, quali ad esempio l’informatica con le sue capacità di infinita comunicazione globale, con la chat su internet ma anche con gli sms dei cellulari.

Risultati immediati, comunicazioni immediate, velocità, responsi subitanei ma anche prestiti immediati, rateizzazioni istantanee: il “tutto subito” o il “tutto attorno a noi” ci inglobano nella ristrettezza dei nostri orizzonti, nella nostra incapacità di concentrarci su qualcosa e viverlo nel tempo necessario, assaporando anche ciò che non va, permettendoci di maturare anche il concetto di “fallimento” quale situazione normale che a volte si presente nella vita.

L’amore smodato per se stessi è uno dei fattori che creano accidia nella vita. La passione per il nostro essere ci porta a valutare tutto in funzione di noi stessi e la tecnologia ci viene venduta, propugnata, pubblicizzata proprio in funzione dell’amore esagerato per noi stessi. Se l’IO diviene il centro assoluto del proprio mondo si valuta ogni situazione in funzione delle proprie necessità, delle proprie idee, dei propri desideri e giudizi.

La tecno-dipendenza nasce esattamente in questo contesto. Il concetto stesso di SMS ad esempio nasce per soddisfare il proprio immediato bisogno di risposte, spesso, infatti, ci arrabbiamo se non otteniamo una risposta in tempi brevi: ecco che il nostro ego necessita di attenzione. Le chat, i siti di incontri servono per trovarci anime gemelle: in base ai nostri interessi… schiere di profili che dovrebbero combaciare con la nostra visione delle cose… rapporti umani non più in funzione della vita o delle necessità comuni, ma imperniati su una scelta di comodo in base a caratteristiche che ci vanno bene.

In tutto questo perdiamo progressivamente la capacità di concentrarci umanamente sul mondo che ci circonda. Un filtro tecnologico ci separa dalle delusioni e dalle emozioni dirette, nasconde la nostra faccia agli altri, ci rende coraggiosi senza averne le capacità effettive, ci rende forti quando non lo siamo e ci fornisce servizi su servizi per appagarci senza sosta.

Quando la tecnologia è tutta intorno a noi e ad essa deleghiamo la nostra quotidianità, quello che è progresso si trasforma in vizio. Bambini incollati ai televisori, al computer, ai videogiochi, adolescenti ipnotizzati da download a catena e da cento amori improbabili nella chat o via sms, adulti che cambiano cellulari ogni settimana e acquistano motori potentissimi che poi trascinano a 30 all’ora negli ingorghi cittadini sono l’esempio più lampante e triste del vizio tecnologico che nasce per soddisfare i nostri capricci.

L’accidia, tornando a ciò che i greci intendevano, designa l’abbattimento, la stanchezza e pure la depressione data dallo smarrimento estremo di una vita disorientata che sembra senza obbiettivi. Quale descrizione più calzante per lo smarrimento generazionale che stanno attraversando le giovani generazioni di oggi? Bombardate da mille possibilità offerte dal progresso spesso non sono in grado di afferrarne una e concentrarsi su di essa. La tecnologia ci rende pigri e indolenti verso gli impegni che ci attendono. Che tutto questo sia assolutamente distruttivo lo vedremo con i nostri occhi. Gli antichi hanno sempre messo in guardia dai vizi, quali forme di corruzione disgregante e distruttiva per la società ordinata e sicura che si ricercava e ancora oggi si vuole.

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9 risposte a “Tecno-dipendenza. La nuova frontiera dell’accidia”

  1. Considerazioni precise, importanti e profonde le tue. Grazie. Si cresce ma non si impara e questa è la porta dell’indifferenza.

    1. Grazie di cuore Willy 🙂

  2. Leggendo questo articolo mi sono ritrovato in molte delle preoccupazioni espresse sul rapporto sempre più distratto che abbiamo con la tecnologia e sul rischio di confondere la connessione permanente con una forma di pienezza. Allo stesso tempo, però, sento il bisogno di aggiungere una nota personale: non credo che la tecnologia, in sé, sia il problema da cui difendersi.

    Nella mia esperienza, gli strumenti digitali hanno anche aperto possibilità concrete e misurabili. In ambito medico, hanno migliorato diagnosi, accesso alle cure e continuità dell’assistenza; in campo scientifico hanno accelerato la ricerca e la collaborazione tra comunità che altrimenti resterebbero isolate; sul piano sociale hanno permesso a molte persone di studiare, informarsi, organizzarsi e non sentirsi sole, soprattutto in contesti fragili o marginali.

    Questo non cancella i rischi della dipendenza, della superficialità o della fuga dal silenzio e dalla fatica del pensiero. Ma forse la questione non è scegliere tra rifiuto o adesione totale, bensì imparare a governare la tecnologia, a darle un posto, a stabilire dei limiti. Demonizzare gli strumenti rischia di farci perdere di vista il vero nodo: la responsabilità individuale e collettiva nell’uso che ne facciamo.

    Più che una nuova forma di accidia, a me sembra una sfida educativa e culturale ancora aperta: usare la tecnologia senza esserne usati.

    Ciao!

    1. Condivido le tue osservazioni. Infatti parlavo della tecno-dipendenza come ossessione e non come condanna a priori. L’intento dello scritto è marcatamente polemico, ma tra le righe se leggi critico l’abuso della tecnologia e non l’uso. Sui limiti non posso che essere d’accordo anche se la discussione in Italia e molto indietro putroppo.

      Ciao e a te e grazie dell’integrazione

  3. Anche nella tecnologia c’è il rovescio della medaglia. Ottime considerazioni Daniele

    1. Grazie a te Rita di leggere sempre costantemente. Alla prossima 🙂 (che sarà la superbia)

  4. Avatar di Domenico Mortellaro Domenico Mortellaro dice: Rispondi

    Credo che il problema sia una nostra tendenza strutturale ad essere pigri e a sentirci soli.
    Se l’ecosistema offre soluzioni, le cogliamo.
    Più le soluzioni sono performanti, più la maggioranza di noi tende a sviluppare una dipendenza dalle stesse.
    E hai ragione, è triste e preoccupante.

  5. Condivido le tue riflessioni: la tecnologia ben venga sempre, ma no al suo abuso.

  6. […] Le altre parti: Lussuria – Gola – Avarizia – Accidia […]

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